Diritto di accesso alla giustizia

La Convenzione ONU (CRPD) all’articolo 13 si concentra sulle garanzie all’effettivo accesso alla giustizia per per persone con disabilità sempre su base di uguaglianza con gli altri. A tal fine si prevede l’adozione di accomodamenti ragionevoli rispetto alle procedure e in funzione dell’età.

Lo scopo è quello di facilitare la partecipazione, diretta e indiretta, anche in qualità di testimoni, in tutte le fasi dei diversi procedimenti giudiziari, incluse le fasi investigative o istruttorie.

Fatti, violazioni, denunce

Il 26 febbraio 2018 l’avvocato Gianluca Fava dell’UICI di Napoli ha denunciato il fatto che nelle aule di Tribunale venga negata agli imputati e agli indagati non vedenti la trascrizione in Braille degli atti processuali.
Nel citare l’articolo 109 del Codice di Procedura Penale, che prevede, per gli imputati appartenenti alle minoranze linguistiche riconosciute, la traduzione degli atti processuali nella loro lingua, prevedendone, in caso contrario, addirittura la nullità, Fava ha dichiarato che «quella norma, tuttavia, ignora che un imputato non vedente, pur appartenendo a una minoranza linguistica riconosciuta, non può ugualmente prendere conoscenza degli atti processuali notificatigli, atteso che la difesa penale è personale e il Braille - pur non essendo una lingua ma un metodo di scrittura - a una lingua deve necessariamente essere equiparato, essendo l’unico “sistema” veramente idoneo per mettere un disabile visivo a conoscenza di un documento scritto». E, secondo Fava, tale situazione penalizza anche un avvocato privo della vista.
A supporto della propria denuncia, il componente dell’UICI di Napoli ha citato una serie di pronunciamenti riguardanti il diritto dei cittadini stranieri a essere posti nella condizione di comprendere ogni atto (Sentenza n. 2345 del Consiglio di stato, 19 aprile 2000; Sentenza n. 10 del 1993 della Corte Costituzionale; Sentenza n° 1527 dell’8 settembre 1999 della Terza Sezione della Corte di Cassazione; Sentenza n. 47035 del 1993 della Quinta Sezione della Corte di Cassazione; Direttiva n. 64 del 20 ottobre 2010 e Direttiva n. 13 del 22 maggio 2012 dell’Unione Europea).
Secondo Fava, «la tutela dei diritti processuali per gli appartenenti a minoranze linguistiche riconosciute e stranieri non può che rafforzare il diritto dell’indagato o imputato cieco a ricevere gli atti processuali in Braille».

Temi specifici

Idonei accomodamenti procedurali

Partecipazione effettiva alle fasi procedimento giudiziario