Diritto a non essere obbligati a vivere in particolari sistemazioni

L’articolo 19 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità dedicato a Vita indipendente e inclusione nella società afferma il principio della libertà di scelta della residenza, riconoscendo il diritto di tutte le persone con disabilità a vivere nella società, senza essere collocate involontariamente in una particolare sistemazione (comma 1 lettera a). L’effettività di questo diritto esclude la scelta obbligata di andare a vivere in un determinato luogo di residenza a causa dell’assenza di adeguati supporti che, se attivati, consentirebbero invece alla persona di rimanere in un contesto abitativo autonomo e di ridurre così il rischio di esposizione a possibili forme di isolamento o di segregazione.

Contesto

Nelle sue Osservazioni Conclusive al primo Rapporto sull’implementazione della Convenzione ONU in Italia, il Comitato ONU si manifesta "seriamente preoccupazione per la tendenza a re-istituzionalizzare le persone con disabilità e per la mancata riassegnazione di risorse economiche dagli istituti residenziali alla promozione e alla garanzia di accesso alla vita indipendente". Il Comitato raccomanda quindi di "reindirizzare le risorse dall’istituzionalizzazione a servizi radicati nella comunità e di aumentare il sostegno economico per consentire alle persone con disabilità di vivere in modo indipendente su tutto il territorio nazionale", avendo pari accesso a tutti i servizi, compresa l’assistenza personale.

In Italia, il mandato del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale non si concentra soltanto sulle privazioni de iure della libertà, ma si estende anche a quelle situazioni che obbligano de facto le persone con disabilità o gli anziani non autosufficienti a vivere in particolari sistemazioni. Ciò può accadere, come si legge nella Relazione al Parlamento 2018, quando non si ha la possibilità di operare scelte differenti rispetto al permanere all’interno di una struttura residenziale, poiché ad esempio non si gode dei supporti appropriati alla condizione familiare o di salute per tornare presso il proprio domicilio. Inoltre, la libertà di autodeterminarsi può essere "negata - prosegue la Relazione - anche nei più banali gesti di vita quotidiana. Nelle strutture vengono infatti dettati, nella maggior parte dei casi, in maniera rigida l’ora di sveglia, l’ora dei pasti (dando a essi un tempo massimo di durata) e l’ora di riposo". I tempi scanditi in modo prefissato privano gli ospiti della libertà di vivere secondo i propri ritmi e le proprie abitudini, e negano di fatto il “meta-principio” a cui il Garante deve uniformarsi, "generalmente enunciato dalla  necessità di rendere la vita in una Istituzione privativa o limitativa della libertà «il più vicino possibile agli aspetti positivi della vita nella società libera»".

Dati

Secondo quanto evidenziato nella Relazione al Parlamento 2018 del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale "il progressivo ritrarsi di stabili, strutturali e organici interventi di promozione sociale nei confronti delle persone con disabilità sta favorendo nuovi processi di medicalizzazione e di istituzionalizzazione che rischiano di configurare potenziali nuovi scenari limitativi della libertà o di avere effetti chiaramente non inclusivi. In più parti d’Italia, per esempio, il Garante sta registrando sintomi di “sanitarizzazione” dell’assistenza dettati dalla mancata attivazione o dal mancato coordinamento di supporti per il vivere nel proprio contesto abitativo e sociale abituale".

Secondo i dati rilevati annualmente dall'ISTAT, al 31 dicembre 2015 risultano ospiti dei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari, pubblici e privati, 270.505 persone con disabilità e non autosufficienza, pari al 70,7% del numero totale di ospiti (parliamo dei cosiddetti istituti, RSA, comunità, strutture di tipo familiare). Di questi: 2.839 sono minori con disabilità e disturbi mentali dell’età evolutiva; 49.046 sono adulti con disabilità e patologia psichiatrica; 218.620 sono anziani non autosufficienti.

Dunque poco più dell’83% degli ospiti con disabilità e non autosufficienza presenti nelle strutture residenziali sono anziani non autosufficienti. In particolare, possiamo rilevare che nell’84,3% dei casi si tratta di persone cui viene garantito un livello di assistenza sanitaria medio-alto, ossia trattamenti medico-sanitari estensivi per la non autosufficienza (livello medio) o intensivi per il supporto delle funzioni vitali (livello alto). Si tratta quindi per lo più di anziani che si trovano in condizioni di gravità. Inoltre, nel 98,2% dei casi sono ospiti di strutture che non riproducono le condizioni di vita familiari e potrebbero dunque risultare potenzialmente segreganti.

Complessivamente, l’81,6% degli ospiti con disabilità e non autosufficienza (indipendentemente dalla fascia di età) riceve un livello di assistenza sanitaria medio-alto e il 97,1% vive in strutture che non riproducono l’ambiente della casa familiare.
Da un punto di vista territoriale, circa il 60% del numero totale di ospiti con disabilità e non autosufficienza si concentra in quattro Regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna. Solo il 14,4% si colloca invece nel Mezzogiorno.

Temi specifici

Segregazione o isolamento

Controllo di autorità indipendenti su strutture e programmi rivolti a persone con disabilità