Controllo di autorità indipendenti su strutture e programmi rivolti a persone con disabilità

Il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità ha sollecitato gli Stati firmatari a prevedere un organismo nazionale indipendente che monitori regole e prassi delle strutture che ospitano persone con disabilità, e che intervenga, laddove occorra, per tutelarne i diritti. L’Italia ha affidato tale mandato al Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, figura istituita nel 2013, ma divenuta effettivamente operativa solo a partire dal 2016.

Il Garante Nazionale ha la funzione di monitorare, visitandoli, i luoghi di privazione della libertà: quindi, oltre al carcere, le Residenza per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS) istituite dopo la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG), i Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO) ecc. Tuttavia a questa figura sono assegnati anche altri compiti.
Il primo riguarda un obbligo derivante dalla ratifica del Protocollo opzionale delle Nazioni Unite per la prevenzione della tortura. Esso prevede di predisporre un Meccanismo Nazionale di Prevenzione (MNP) per monitorare, con visite e accesso ai documenti, i luoghi di privazione della libertà, proprio al fine di prevenire qualsiasi situazione di possibile trattamento contrario alla dignità delle persone.
Inoltre, in quanto MNP, al Garante Nazionale è attribuito il compito di monitorare le strutture per persone anziane o con disabilità, che in alcune circostanze potrebbero comprimere o annullare la possibilità di autodeterminazione della persona.
Infine, a tale organismo spetta il monitoraggio dei rimpatri degli stranieri extracomunitari irregolarmente presenti sul territorio italiano.

Ogni anno, il Garante Nazionale presenta una Relazione al Parlamento sul lavoro svolto e sulle prospettive future negli ambiti di sua competenza.

Contesto

Il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, nel 2016, nelle sue Osservazioni Conclusive al primo Rapporto sull’implementazione della Convenzione ONU in Italia, manifestava la sua preoccupazione per il fatto che la delega di mandato del Meccanismo Nazionale di Prevenzione (MNP) non si estendesse alle istituzioni psichiatriche o ad altre strutture residenziali per persone con disabilità dove esse vengono private della loro libertà. E raccomandava che l’MNP visitasse immediatamente gli istituti psichiatrici o altre strutture residenziali per persone con disabilità, specialmente quelle con disabilità intellettive o psicosociali, e riferisse sulla loro condizione. 

In base ai richiami sollevati dal Comitato ONU, l'Italia ha assegnato al Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, in quanto MNP, il compito di attuare il monitoraggio delle istituzioni psichiatriche e delle strutture residenziali per persone con disabilità. E il Garante Nazionale ha avviato un piano di monitoraggio teso a verificare le condizioni di vita e di assistenza all'interno di tali strutture, a prevenire forme improprie di contrazione della libertà, possibili abusi o trattamenti inumani o degradanti. Come centrale, in tale contesto, viene indicato il tema dell’uso della contenzione, sia essa fisica, chimica o ambientale.

L'avvio del piano di monitoraggio ha risentito della scarsa disponibilità di dati ufficiali e aggiornati, anche in forma disaggregata, e della disomogeneità delle realtà regionali, in termini sia di normative su autorizzazione e accreditamento delle strutture, sia di loro classificazione per tipologie. Queste ultime risultano solo parzialmente coincidenti e comparabili tra loro, nonostante lo sforzo di omogenizzazione compiuto con il Nomenclatore interregionale degli interventi e servizi sociali. Ciò ha prodotto uno slittamento della tempistica di avvio del piano e ha richiesto la messa a punto di una “Anagrafe delle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali (health and social care home) per persone con disabilità” esistenti sul territorio nazionale.

Dati

Nella Relazione al Parlamento 2019 del Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, le health and social care institutions (strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali residenziali o miste) presenti nel registro nazionale del Garante sono 13.538.

Una riflessione su tali strutture viene portata avanti in uno specifico capitolo della Relazione 2019, dedicato al verbo "Avere cura", poiché i luoghi che rispondono a tale funzione potrebbero configurare il rischio di una privazione della libertà de facto, se non adottano come orizzonte di riferimento il rispetto della dignità e dei diritti umani, riconosciuti e tutelati dalla Carta costituzionale e dalle norme sovranazionali.

Nella Relazione si evidenzia come, nella realtà italiana, la prevalente logica sanitaria e ospedaliera pervada gli spazi di cura e di assistenza e influenzi l’assetto e l’organizzazione dello spazio fisico. La maggior parte delle strutture sono realizzate seguendo il modello architettonico del reparto ospedaliero, con spazi all'aperto residuali, se non del tutto assenti, privi di collegamento con la comunità di riferimento, di solito di pertinenza della struttura, chiusi, non attrezzati. In alcuni casi, nelle residenze mancano spazi alternativi alla stanza o ai corridoi dove poter trascorrere momenti della giornata diversi da quelli riservati alla cura.
Nella sostanza, come emerge dalla Relazione, alcune strutture, anche accreditate dalle Regioni, "sono luoghi che contemporaneamente interrompono tutte le relazioni sociali, dall’interno verso l’esterno e viceversa: di fatto sono strutture segreganti".

Ciò che si denuncia è che, a dispetto dell’idea con cui sono nati (per rendere
più a dimensione d’uomo la residenzialità in ambito socio-sanitario), "i moduli conservano l’assetto di un reparto ospedaliero con poche caratteristiche di comunità e di possibilità di vita in comune. Non c’è un piano individuale, non esiste una progettualità sulla persona per consentirle di tornare a casa propria, o in una struttura comunitaria di tipo familiare, nessuna ipotesi di cohousing in questi moduli.
L’ubicazione dei blocchi/moduli, a distanza l’uno dall’altro, testimonia il fallimento
della riconversione di questi edifici a residenzialità di tipo familiare dove, invece, prevale la continuità della consueta quotidianità di una persona, la permeabilità con il mondo esterno, nessuna cesura".

Vedi anche

Controllo di autorità indipendenti su strutture e programmi rivolti a persone con disabilità in Sfruttamento, violenza e maltrattamento